A pochi passi dall’autodromo di Monza, dietro le curve di Lesmo, è situata la base del Team Yamaha World Superbike. Miglior posto non ci poteva essere per la squadra campione del mondo che con la velocità ha una certa dimestichezza fin dall’anno della sua nascita, il 1992.
Il team nasce all’interno della Belgarda SPA e il pilota prescelto per iniziare l’avventura in Superbike è Fabrizio Pirovano che dal 1988, anno di eosrdio del mondiale per le derivate di serie guida una Yamaha. Nel 1995 la svolta: da squadra privata, la compagine italiana diventa ufficiale e lo sarà fino al 2000 portando in pista, prima la YZF750SP, poi la YZF R7 che Nori Haga porta a un passo dal titolo mondiale proprio nel 2000. Il risultato non cambia però le carte in tavola. Yamaha esce dalla serie iridata come team ufficiale, ma a tenere alto il nome del marchio penserà il team italiano, quello della Belgarda che poi cambierà nome in Yamaha Motor Italia, che ritorna ai vecchi tempi, al 1992, preparando le moto in autonomia con tanta passione e voglia di affermarsi.
La squadra italiana dal 2001 al 2004 s’impegna nel mondiale Supersport con ottimi risultati ed essendo sempre protagonista assoluta, senza però mai riuscire a centrare il bersaglio grosso. Con la nuova R1 ai ragazzi della squadra di Gerno di Lesmo viene il desiderio di rientrare nella Superbike. Il progetto diventa realtà: sul finire del 2004 scende in pista la R1 Superbike guidata da Andrew Pitt. La moto ha un ottimo potenziale e a fianco dell’australiano, per il mondiale 2005, viene ingaggiato Haga e per lui si tratta di un gradito ritorno.
Pitt e Haga fanno coppia anche nel 2006, corrono belle gare, finiscono quinto e terzo, ma il bello deve ancora arrivare. Nell’inverno Pitt viene sostituito da Corser che va ad affiancare Haga. Troy e Nori in inverno sviluppano ulteriormente la R1 e i risultati non tardano ad arrivare. Il giapponese è protagonista di una seconda parte di stagione entusiasmante che gli permette di avvicinarsi alla vetta occupata da Toseland. A Magny Cours nell’ultima gara della stagione Nori vince entrambe le manche e solo per due punti perde il mondiale, mentre Corser è quinto assoluto. I punti conquistati dai due alfieri Yamaha valgono però il prestigioso mondiale costruttori che per la prima volta va alla Casa dei tre diapason.
Dopo la memorabile stagione 2007, il tandem d’attacco Corser- Haga viene confermato e i due finiscono secondo e terzo in classifica di campionato, chiudendo in bellezza la collaborazione con il team che per il 2009 cambia tutto.
Il nome del team, grazie all’entrata della Yamaha Motor Europe, si trasforma in Yamaha World Superbike Team, i piloti titolari sono due giovani che prendono il posto di Haga e Corser. Tom Sykes e Ben Spies sono i nomi nuovi della serie e l’americano impressiona fin dal debutto nei test. I neo acquisti guidano la nuova YZF R1 che si differenzia dal passato per il motore a scoppi irregolari. Spies si trova subito a suo agio e va come un treno per tutta la stagione conquistando il campionato del mondo. Ben oltre ad aggiudicarsi il numero 1 sulla carena battendo Haga conquista 14 vittorie, 17 podi e 11 pole position.
Messo alle spalle un anno da record, il team Yamaha World Superbike si presenta per la stagione 2010 con due inglesi, già uomini Yamaha. James Toseland arriva dalla MotoGP, mentre Cal Crutchlow con la R6 ha conquistato il campionato del mondo 2009 della Supersport.
La guida della squadra anche per il 2010 è affidata alle esperte mani di Massimo Meregalli, ex pilota Yamaha nel mondiale Supersport dal 1996 al 2000, che da manager ha conquistato il titolo costruttori (2007) e quello piloti (2009). La gestione tecnica è affidata a Silvano Galbusera, anch’egli con esperienza pluriennale all’interno del team, mentre Francesco Carchedi e Marcus Eschebacher sono i tecnici di riferimento di Toseland e Crutchlow che dalla loro, oltre all’esperienza del team, hanno la YZF- R1 ancor più competitiva e veloce dell’anno precedente grazie a interventi di affinamento su di una base già ottima, la cui tecnologia deriva dalla M1 MotoGP.
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